INSEGNANTI E DISLESSIA

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Apro questo scottante argomento per capire com’è la situazione attuale nelle varie scuole.

i quesiti sono diversi:

-conoscete insegnanti competenti in materia disturbi specifici di apprendimento?

-vi sembra che la vostra scuola sia sufficientemente preparata nell’affrontare le necessità di alunni dislessici?

-come sono i rapporti tra genitori di alunni dislessici ed insegnanti?

-gli insegnanti permettono l’uso di strumenti compensativi e dispensativi? se si, quali?Quali strumenti invece sono soliti rifiutare?

-trovate sufficienti le competenze e l’utilizzo delle nuove tecnologie degli insegnanti nella loro didattica?

INSEGNANTI E DISLESSIAultima modifica: 2008-01-23T15:35:00+00:00da sabry685
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12 pensieri su “INSEGNANTI E DISLESSIA

  1. Sono logopedista e mamma di 2 ragazzi dislessici, ma anche formatrice AID.
    Ciò significa che in questi anni, come volontaria e non, ho girato decine e decine di scuole.
    Inoltre, avendo entrambi i figli dislessici, sono 8 anni almeno che affronto questa problematica di rapporto scuola-famiglia, che emerge anche dagli svariati colloqui con le famiglie dei miei pazienti e con i genitori iscritti alla sezione AID di Potenza.
    Purtroppo è stato rarissimo incontrare docenti sensibili.
    Attenzione: sensibili viene prima di informati e formati!
    La sensibilità va oltre: è passione per il proprio lavoro, per i ragazzi. Che siano dislessici o no.
    Che tipo di programmazione si fa per i nostri ragazzi? Solo strumenti compensativi e dispensativi? Non basta! O forse alcuni non ne hanno del tutto bisogno! Ci vuole un modo diverso di insegnare!
    Un modo che tenga conto delle diverse intelligenze di ognugno, delle abilità, piuttosto che dei deficit.
    Rossella Grenci

  2. bisogna comunque sensibilizzare gli insegnanti…….non tutti loro hanno un’idea precisa di cosa sia la dislessia -anche perchè ogni ragazzo fa casa a se-….parlare è semplice…….comunicare è complicato……siamo esseri umani da entrambe le parti………….sensibilizziamo gli insegnanti dando ad ognuno la diagnosi, le varie circolari…..le leggono , collaborano….siamo noi che dobbiamo attivarci……e fornire ad ogni insegnate gli strumenti per venirci incontro…..

  3. sottoscrivo quello che dici Tina, ma cosa fare quando dopo aver parlato con gli insegnanti, aver consegnato tutti i documenti (diagnosi, circolari, ecc.) aver esposto le specifiche difficoltà del proprio figlio (come dici tu ogni dislessico è diverso da un altro), aver concordato una didattica adeguata….dopo un primo periodo di buone intenzioni…. finisce tutto nel dimenticatoio? i genitori possono si prendersi l’impegno di richiedere colloqui a scuola, ricordare gli accordi presi ecc… ma così facendo si passa per i genitori apprensivi e rompiscatole col rischio poi di “irritare” gli insegnanti e peggiorare il rapporto con loro.
    Io sono dell’idea che lasciare lavorare in autonomia gli insegnanti dandogli piena fiducia permetta loro di lavorare meglio, ma non vorrei che questo mio atteggiamento venisse interpretato come menefreghismo in modo che nel momento in cui c’è da discutere su determinate mancanze,mi si rinfacci che è mancata la mia presenza.

  4. E’ vero che passiamo da genitori rompiscatole però a volte invece passiamo anche per genitori attenti e informati.
    Ad esempio le insegnanti di mio figlio sono cresciuti con noi assieme abbiamo affrontato i problemi io ho informato su tutto ciò che trovavo questo ha aiutato anche loro nel loro lavoro.
    Ora sono insegnanti preparate ad affrontare anche nel futuro altri casi di dislessici.
    Non basta consegnare diagnosi, e circolari agli insegnanti.
    Bisogna far protocollare in segreteria la diagnosi e bisogno richiedere i documenti amministrativi e verbali interclasse.
    Poi si chiede un colloquio con il preside per capire se conosce il problema.
    Tutto questo serve per tutelare i ragazzi.
    Chi ha ragazzi dislessici questo serve come tutela perchè se bocciati e fate ricorso al tar potreste perdere perchè non avete seguito la strada giusta.
    Forse bisognerebbe fare noi qualcosa come firmare la petizione e cosa importante chiedere una legge e far in modo che gli insegnanti e presidi possano seguire dei corsi di aggiornamento che per il momento non sono obbligatori.
    Ciao
    Anna

  5. ogni insegnante deve avere una diagnosi, avere una circolare di come ci si deve comportare con un dislessico, quali strumenti adottare per avere un migliore risultato…concordare i percorsi….tenete presente che esiste una legge sulla privacy …..se non firmate una liberatoria per dare accesso alla diagnosi rimane facoltà del dirigente scolastico concederlo……quanti insegnanti secondo voi anche avendo la liberatoria vanno in segreteria a leggersela……..penso nessuno……per questo rimango ferma nella mia convinzione che va consegnata ad ognuno,va parlato con ogni insegnante,spiegato cos’è la dislessia, concordato un percorso….a volte non funziona……si spera sempre di trovare persone intelligenti……….ciao

  6. La scuola così strutturata, è discriminante nei confronti di bambini che apprendono con modalità diverse dalla tradizionale istruzione di tipo linguistico e/o logico quantitative.
    Le istituzioni educative devono raggiungere il maggior numero di studenti e quindi essere aperte a forme diverse di apprendimento, applicazione e di comprensione.
    La scuola così strutturata manca nel modo più assoluto di interventi di valutazione scolastiche capaciti essere utili a tutti gli studenti. In che modo può essere utile ad un bambino dislessico (con tanto di relazione psicodiagnostica che conferma “danni sull’autostima legati al forte impegno scolastico con cattivi risultati”) annotare sulla sua pagella che ha dimostrato “limitata applicazione allo studio” e quindi non raggiunge lo standard prefissato dall’educatore quand’anche l’educatore non è in grado di fornire i mezzi per la comprensione della materia? Manca il riconoscimento della molteplicità dei modi di rappresentare e acquisire le conoscenze. E’ stato dimostrato (Johan Hopkins University – Massachussettes) che il 70% degli studenti pur ottenendo buone valutazioni non sono comunque in grado di padroneggiare le informazioni ricevute dalle scuole, che non raggiungono la comprensione profonda dei concetti e i principi intorno ai quali è stato costruito il loro programma (standard). Questo dovrebbe essere un ottimo spunto per farci capire che è ora di mettere al centro dell’attenzione gli studenti e di impegnarsi seriamente e concretamente nella ricerca di sistemi che possano essere realmente d’aiuto agli studenti, per quanto il cambiamento possa rappresentare una notevole spauracchio nonché una scocciatura!
    Bambini con così detti “disturbi dell’apprendimento” e non, arrivano facilmente a muoversi con sicurezza entro molti campi a volte anche complessi, ma non entro le discipline che è compito della scuola insegnare. PERCHE’?
    “STUDENTI DIVERSI POSSONO ESSERE RAGGIUNTI IN MODI DIVERSI E L’ESPERTO DISCIPLINARE E’ COLUI CHE SA MOSTRARE LA PROPRIA PADRONANZA DELLA MATERIA IN MODI MOLTEPLICI E FLESSIBILI.”
    Quanti esperti disciplinari di questo tipo ci sono nelle scuole?
    Se ci sono, come mai non sono in grado di insegnare a bambini che non imparano con metodi tradizionalmente fossilizzati che insistentemente e ipnoticamente continuano a essere inflitti a bambini innocenti e ignari della violenza subita, che ledono la loro autostima e li persuadono a sentirsi inadeguati ma che fiduciosi come solo i bambini sanno essere, non possono sapere che gli inadeguati sono coloro in cui hanno riposto la loro fiducia e il loro rispetto.
    Si, la scuola così strutturata è per molti bambini e studenti in genere, un martirio nonché un’ umiliazione inevitabile, ma la scuola ha altro a cui pensare.
    L’attenzione della scuola è incentrata sul rispetto degli standard mentre la comprensione delle cose è considerata irrilevante e spesso dannosa.
    Quanto è importante la vera comprensione rispetto agli standard, ai programmi, ai vincoli e alla burocrazia? E quanti insegnanti, spesso disposti a scioperare per i propri interessi, per cameratismo o per partito preso, sono disposti ad esporsi e impegnarsi in un salto di qualità a beneficio degli studenti e di tutta la società che loro stessi vanno creando?
    La dislessia viene intesa come “problema dell’apprendimento”, ma è necessario fare una precisazione: il problema non è del bambino, ma di chi deve insegnargli ad apprendere nel modo giusto per lui. Solo partendo da questo presupposto è possibile superare e scavalcare la dislessia e riuscire finalmente a dare a tutti la possibilità di apprendere con consapevolezza, comprensione, motivazione e padronanza delle materie.
    Vi chiedo se è giusto che le valutazioni siano basate su un modello standard che tiene presente solo l’aver imparato meccanicamente un concetto, oppure dovrebbe tenere presente la padronanza del concetto nonché delle (limitate)possibilità offerte agli alunni di padroneggiarle? Chiedo questo perché molti bambini dislessici padroneggiano un concetto ma non possono a causa della dislessia concepirne ed esplicitarne la struttura perché gli attuali sistemi di insegnamento non forniscono loro i mezzi necessari e su questa base sono irrimediabilmente giudicati.
    Di fatto la scuola non è per tutti, è fatta solo per chi risponde agli standard predisposti da persone con conoscenze standard.
    Ma la scuola , in quanto costituita non dai muri, non dall’arredamento, ma da persone dotate di un loro ingegno, non ha mai pensato di metterlo a disposizione per la soluzione di questi problemi? O meglio, si è mai posta questi problemi?

    Ricordiamo dislessici famosi:Leonardo da Vinci, Napoleone Bonaparte, Gustave Flaubert, Michael Faraday, Thomas Edison, Winston Churchil,Guglielmo Marconi, Albert Einstain, Agata Christie, Nelson Rockfeller, Jackie Stewart,Cher, Whoopi Goldberg e chi più ne ha più ne metta. Questi sono esempi del potenziale genio creativo dei nostri bambini dislessici che la scuola, invece di far emergere e valorizzare, cerca in realtà di uccidere!

    -Il Dono della Dislessia – Davis D.R.
    -Le Aquile sono nate per volare il genio creativo nei bambini dislessici- Rossella Greci
    -Educare al comprendere stereotipi infantili e apprendimento scolastico- Howard Gardner
    -Come insegnare l’intelligenza ai vostri bambini- il metodo Feuerstein Laniado N.
    -Lo spirito creativo- Goleman, Ray, Kaufman.

    Decine di libri sono a disposizione su questi argomenti,soprattutto rivolti ad insegnanti ed educatori ma forse leggere è faticoso per tutti !

  7. Ho visto un messaggio di Rossella Grenci, vorrei ringraziarla dei suoi scritti, del suo impegno, dell’amore per il suo lavoro che traspare dalle sue parole, dei suoi incoraggiamenti, e perchè mi ha insegnato a vedere la dislessia nella giusta ottica. Grazie, grazie, grazie per me e per mio figlio.

  8. Sono Giulia mamma di Alice 9 anni con disturbo misto dell’apprendimento nelle materie scolastiche.
    Le problematiche ci sono ma cio’ che piu’ preme e’ l’autostima che spesso va giu’.
    Tra le tante affermazioni che Alice mi ha fatto penso che la piu’ toccante sia questa : ” Ci dicono che la scuola e’ bella ! Ma ci insegnano ad odiarla !”
    Bhe’ al di la di tutto il mio messaggio e’ sempre quello di farle capire che tutto cio’ che apprende e’ per lei , che il suo impegno lo deve solo a se stessa e alla sua grande voglia di farcela!

    Noi genitori siamo al loro fianco e cio’ che piu’ conta e’ che noi li capiamo davvero !,,,
    Alice e’ seguita da una psicoterapeuta che le sta insegnando a crearsi il suo piano di studio attraverso le parole chiave e le mappe concettuali !,,
    E’ un’ottima metologia che puo’ renderla autonoma
    Ma il lavoro degli insegnanti a scuola e’ altrettanto indispensabile e la migliore linea da seguire penso sia sempre e comunque una collaborazione
    Scuola-Famiglia

  9. Sono un’insegnante e credo di essere sensibile alle diverse situazioni dei miei alunni, credo che tutti i bambini vadano sostenuti, capiti, incoraggiati, aiutati,…Di solito sono io che cerco di far comprendere alle famiglie che se un bambino mostra difficoltà non può essere solo perché è vagabondo, ma c’è sempre un motivo che dobbiamo scoprire e cercare di superare insieme. Ho un’alunna con DSA e se siamo arrivati alla diagnosi è perché per due anni ho incontrato la famiglia più volte la settimana per far loro capire che dovevamo individuare il problema per poterla aiutare. Dalla dislessia non si guarisce, so che è dura da accettare, ma questo è indispensabile per andare avanti. Così come è indispensabile un dialogo costante e rispettoso da parte di tutti. Allo stesso tempo non deve diventare un alibi per nessuna delle parti ( alunni, insegnanti, famiglia, ASL,…). Io non ho la scienza infusa e non è così semplice dire “leggi le circolari, la diagnosi,…fai un corso…”. Chi dovrebbe fornirci gli strumenti per aiutare i bimbi con DSA non ce li fornisce, gli operatori dell’ASL sono oberati di casi e gli incontri si riducono ad uno all’anno, quando va bene, i corsi di formazione? dovrebbero esserci ed essere praticamente fruibili e non solo fatti di paroloni ad effetto, dovrebbero insegnarci come affrontare queste nuove situazioni sempre più numerose, dovrebbero insegnarci a costruirci del materiale per aiutare i nostri bambini…e teniamo conto che in classi di 25 (come la mia) non c’è solo il DSA. Non voglio dire che non ci sono insegnanti insensibili o che potrebbero fare di più, desidero solo dare voce a chi, come me, vive il lavoro di maestra come una missione che passa davanti alla famiglia, agli amici, alla casa,…il mio tempo libero lo dedico per lo più ad “auto-formarmi” visto che chi lo dovrebbe fare pensa sia più importante il registro elettronico, per esempio. Scusate lo sfogo, ma come maestra mi sento lasciata sola ad affrontare queste situazioni e a collaborare con le famiglie, che a volte sono così stanche e amareggiate che non riescono a non dare la colpa di tutto alla maestra. Sono formatrice Feuerstein, scusa Rita, leggere non è difficile, ma non sembre è sufficiente leggere per essere in grado di utilizzare dei metodi educativi. Io ho fatto dei corsi specifici, a mie spese oltre che nel mio tempo libero, e non è così semplice ottenere gli attestati, in più quando propongo il metodo ai genitori la maggior parte pensano sia tempo perso, perché “se uno studia e si impegna non serve” :-(…Adoro leggere e ho un sacco di libri di ogni genere, ma non ho più tempo perché ormai leggo solo testi, articoli, ricerche, riviste,…legate al mio lavoro e alle varie problematiche che si incontrano. So che non siamo in molte, ma ci siamo e anche noi abbiamo bisogno di essere incoraggiate e sostenute. Un grande abbraccio a tutti i bimbi e alle loro famiglie! Un sincero buon anno scolastico.

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